Anche Culturalab aderisce a ZEROXCENTO, campagna nazionale lanciata da ASSIF - Associazione Italiana Fundraiser, contro la retribuzione a % dei professionisti della raccolta fondi. 
Anche noi, come consulenti di fundraising per le organizzazioni che operano nel settore culturale,  abbiamo più volto declinato proposte di lavoro in cui il committente proponeva un compenso a %: tale pratica, tipica del procacciatore d’affari, è purtroppo più diffusa di quanto si possa pensare, specialmente in questo periodo complice la crisi e l'incapacità di alcune organizzazioni di pensare al fundraising come investimento nel tempo.
Accettare un compenso a % aiuta a diffondere purtroppo una cultura errata di intendere il fundraising, svilendo da un lato il lavoro del professionista singolo, e minando dall'altra la credibilità stessa dell’intera categoria che, ancora poco conosciuta e diffusa, corre il rischio serio di essere fraintesa. 
Al pari di altre professionalità, quella del fundraiser o del consulente di fundraising si basa sulla costruzione della relazione e su strategie che danno risultati anche nel lungo periodo e che concorrono a rendere autonoma l’organizzazione nonprofit. Il guadagno in base ai risultati non rientra quindi tra i metodi retribuitivi accettati.
Per questo motivo ASSIF – associazione che rappresenta quanti mettono professionalità e conoscenze a servizio delle cause sociali per farle crescere nel rispetto di standard etici elevati che garantiscano trasparenza e correttezza per i donatori, per le organizzazioni e per i Fundraiser stessi – sentiti i pareri univoci delle voci più autorevoli del settore, si fa promotrice di una campagna di sensibilizzazione da comunicare su larga scala.
Duplice l’obiettivo della campagna: da una parte sottolineare che il fundraiser non può accettare retribuzioni a percentuale e dall’altra disincentivare il professionista dal chiedere o l’organizzazione nonprofit, modalità purtroppo sempre più comune.
Sotto il claim “O%, IO NON LAVORO A PERCENTUALE”, ecco le motivazioni principali con cui ASSIF motiva tale scelta di campo:
-       Un fundraiser sa che l’efficacia dell’attività non dipende unicamente dal proprio operato, bensì da una pluralità di fattori;
-       Un fundraiser sa che questa forma di retribuzione può indurre a scelte e comportamenti più mirati al guadagno personale che all’interesse dell’ente per cui opera e alla volontà del donatore;
-       Un fundraiser sa che il suo operato è frutto di relazioni, reciproca fiducia, consenso e adesione con il donatore. Tale valori devono essere mantenuti e rispettati;
-       Un fundraiser sa che il reale valore della prestazione fornita tiene conto anche dei risultati intangibili che la sua attività genera con passion, etica e competenze. 

Noi diffondiamo, aiutaci anche tu!

 


 

 

 

            
 
 
Piazzola sul Brenta (PD). Presentata ieri nella splendida cornice di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (Padova) il progetto «Industria e/è cultura», nato da un importante sinergia traRegione del Veneto e Confindustria Veneto. Sviluppatosi dalla convinzione che la cultura possa e debba essere volano di crescita e sviluppo soprattutto in momenti di crisi, il progetto vuole promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale della cultura di impresa in rapporto alle politiche regionali 

 
 
Intervista ai due giovani fondatori Adriana Scuotto e Antonio Scarpati, che da Napoli lanciano la sfida di coinvolgere i cittadini nel sostegno alle organizzazioni culturale, attraverso la rete. Per dare vita alla cultura, goccia a goccia .

 
 
In tempi di crisi, tutti lo cercano, tutti lo vogliono. E mentre direttori di museo e curatori si rimboccano le maniche per trovare e generare risorse, anche in Italia emerge l’esigenza di una figura professionale dedicata. Ne abbiamo parlato con Marianna Martinoni, fundraiser per la cultura, che ci ha spiegato, “in soldoni”, come funziona.
http://www.artribune.com/2012/03/caccia-al-fundraiser-ecco-chi-e/
 
 
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Su ADV Francesco Moneta intervista alcune fundraiser in ambito culturale. In edicola!

 
 
In epoca di grandi tagli alla cultura si guarda sempre più al coinvolgimento dei privati cittadini come possibili nuovi sostenitori. Poche le indagini che fino ad oggi hanno indagato la propensione dei cittadini italiani in questo senso: la quota destinata al sostegno delle arti, della cultura e delle istituzioni culturali è tuttavia residuale, compresa tra l’1% e il 3,2% e la scelta segue a distanza quella a favore di aiuti per emergenze internazionali, ricerca scientifica, organizzazioni religiose o che si occupano di salute, istruzione e servizi sociali 

 
 
 Se fino a una decina di anni fa il tema del fundraising toccava solo marginalmente le organizzazioni operanti nell’ambito culturale, oggi la drastica diminuzione del ruolo predominante dello Stato nel sostegno alle arti e alla cultura pone come tema di sempre maggiore attualità la ricerca di fondi alternativi a quelli pubblici. L’esigenza di ideare nuove politiche di sostenibilità per ridurre la dipendenza dal finanziamento pubblico - che di fatto è ancora la fonte primaria di entrate per la maggior parte delle istituzioni culturali italiane – si fa pressante soprattutto se si considera che solo negli ultimi 10 anni l’entità dell’intervento statale nella cultura è diminuita del 30% e ancor di più guardando l’ultima manovra finanziaria e i tagli imposti agli enti locali.

 
 
 
 
Mettete un’associazione che si occupa di bambini malati di leucemia provenienti da paesi lontani e sconosciuti, che dopo cinque anni di seria attività cerca nuove modalità per far sapere a più persone cosa fa e per chi. 

 
    In questa pagina abbiamo cercato di raccogliere alcune testimonianze ed esperienze di chi lavora nel settore del fundraising per la cultura in Italia. Se anche voi lavorate in questo settore e volete raccontare una vostra esperienza, soddisfazioni o difficulta', scrivete a culturalab@gmail.com 

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